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"essenze" 120x120 cm -
Adelinda Allegretti -
"acrobazie su carta -
Un vasto corpo di opere, di piccola e grande dimensione, secondo lo spirito di questa artista che ama i grandi spazi ma che sa misurarsi anche in quelli piccoli, che si intitola “Acrobazie su carta”. Raccontano ancora una volta la bravura della Tomasi se la si osserva da un punto di vista puramente tecnico. Raccontano ancora una volta la fantasia e la creatività di un’artista capace di dare colore alle sue emozioni più profonde. “Acrobazie su carta”… già, gli acrobati, quelli che nell’età infantile vedevamo volteggiare negli spazi dei circhi arrivati in città e chissà come riuscivano sempre, pur tenendoci col fiato sospeso, a trovare il filo, la corda, l’appoggio giusto… E’ quello che succede alle protagoniste di queste insolite sequenze che raccontano di acrobazie immaginarie, riferite soprattutto a figure femminili, capaci di ritrovarsi comunque sia. Alla ricerca di un equilibrio. In questi quadri in cui il colore, i graffi, le sabbiature, e i materiali duttili di fondo, come il legno mdf, giocano un ruolo importante, scopriamo ancora una volta come Valeria Tomasi riesca a trasmettere messaggi forti.
Bruna Bertolo -
"nottte grande" 160x190 cm -
Il tempo di una notte senza data, senza ora, senza tempo è la sensazione percepita da Valeria Tomasi mentre lavora.
I suoi paesaggi notturni rimandano a una notte laboriosa percepita, senza fatica e senza affanno.
Anna Pironti -
"la linea" 240x120 cm -
Un edificio che torna a vivere, dopo essere stato come sospeso nel tempo e nello spazio. Impronte delle persone e del loro lavoro: un percorso tra il dinamismo delle macchine in azione, la staticità di un luogo abbandonato ma che mantiene in sé i segni della presenza di uomini e donne che in questo luogo hanno speso parte della propria esistenza, e l'irruenza di interpretazioni che nascono da incursioni nel mondo dell'arte contemporanea, a segnare il qui e ora di una vita che riprende, in quella che diventa la casa comune dei rivolesi, segnata dalla memoria del passato e dall' impegno per il presente e per il futuro.
Fotografie, oggetti, installazioni artistiche si uniscono e si fondono in una lettura congiunta di questo percorso attraverso segni che sono anche, se non soprattutto, segni di poesia che danno fiato a pezzi della vita, a espressioni dei sentimenti di una città che è fatta del cuore e della mente dei suoi cittadini.
Una poesia che esce limpida e diretta dalle belle immagini di Vittoria Lanza e dalle opere coinvolgenti di Valeria Tomasi.
Gianna De Masi -
"cover3" 120x120 cm -
Il filo conduttore che sembra legare quest'opera, con altre della stessa autrice, è quella del mutamento, in quanto azione di dialogo con l'origine animale dell'umanità.
Valeria Tomasi ci pone di fronte due realtà: quella simbolica dell'uomo in divenire, la maschera, i tratti tribali di appartenenza ad un clan, ad una tribù ora inesorabilmente metropolitana; l'altra è genetica, primigenia, dell'istinto animale, raffigurato come predatore in viaggio verso un luogo indecifrabile. Ecco raffigurata la dicotomia esistente tra l'emotività rigorosa, prodotta dall'accumulo di esperienze, dall'appartenere ad un ceto sociale riconosciuto (la maschera, i colori tribali, i segni convenzionali) e la necessità di liberarsene mediante la realizzazione di gesti selvaggi (l'animale predatore pronto allo scatto, la libertà, la mancanza di pudori, di luoghi comuni) che occupino altri spazi mentali e fisici, altri mondi esteriori.
Marcello Salvati -
"doppia metà" 40x120 cm (x2) -
La pittura di Valeria Tomasi è come un vasto gioco decostruttivo e ricostruttivo dell’esplorazione del possibile, sconfinate combinazioni, una competizione tra il possibile e il necessario, il puro mondo della mimesi, del colore, della luce, del simbolo, del mito, il cimento pericoloso ed attrattivo della vertigine. La sua ricerca si accosta alla durezza del pensiero concettuale per abbandonarsi, poi, alle rifrazioni del senso. Figure enigmatiche che appaiono come le vere protagoniste di scene quotidiane che possono essere definite come l’antologia di un segreto che ha la modalità di mostrarsi tenendosi in qualche modo nascosto. Nella vita che muta tanto velocemente, le figure e le storie non restano eguali a se stesse, ma invecchiano e ringiovaniscono, si allontanano e si riavvicinano, cambiando fisionomia come noi stessi nel corso del tempo.
Il racconto di Valeria Tomasi ha l’immediatezza del presente. Sembra aver intrapreso un “viaggio” iniziatico dell’autoriconoscimento che trova ogni volta in figure gli archetipi di forma. L’artista si presenta a noi come una “creatrice di sogni”, i quali ci dicono che non possiamo restare soli dentro noi stessi, ma siamo costretti ad oscillare come un pendolo “dentro” e “fuori” la realtà.
La superficie piatta del quadro diventa il campo bidimensionale entro cui si muovono le forze interiori dell’immagine, che slitta verticalmente e orizzontalmente, costruita senza punti privilegiati. Figure che vivono in un universo nel quale subiscono, continuamente, simbiosi. Forma e colore. Un gioco caleidoscopico, infinitamente variabile. Nelle opere della Tomasi l’apparire della figura umana è un avvenimento, essa è un elemento scenico, un essere stregato dallo spazio.
Giuseppe Biasutti -
"lo scorrere dell'acqua mi riporta a paesaggi notturni" 100x100 cm -
… corpi materici come dune sabbiose, essenziali ed arcani come incisioni rupestri, biblici come Adamo ed Eva, intensi come poesie distillate dal colore e dalla creta …
Liliana Bazza -
"notte" 60x120 cm circa -
… un linguaggio antico, spoglio ed essenziale, un narrare per immagini mitiche con conseguente eco poetica. Uno scandire di ritmi garbati e pur inediti, mentre il colore si soffonde evocativo, raffinato sino all’evanescenza.
Prof. Luigi Galli -